Aquila o aquilone? Avere un blog indipendente.

Blog indipendente
Prima di tutto, cosa vuol dire “blog indipendente”? Meglio ancora, cosa vuol dire “avere un blog”?

Bene, chi apre un blog indipendente o no lo fa, generalmente, per condividere pensieri, emozioni, interessi. Per curiosità, per noia, perché invogliato da amici e conoscenti. Poi, però, può diventare qualcosa di diverso.

Aprire un blog è semplicissimo, e non perderò tempo a spiegare come si fa: in rete si trovano millemila spiegazioni. Io parlo della mia esperienza personale, condivisa con altre persone che hanno fatto il mio stesso percorso.

Io ho aperto un blog di cucina appoggiandomi ad una piattaforma. Sono discretamente “tecnologica”, ma valutando i supporti e gli aiuti che avrei avuto, ho scelto questa strada, che è la più consigliabile per chi è alle prime armi. Una piattaforma come Alice, Cookaround, GialloZafferano ecc. offre aiuto e supporto a chi ha scarsa dimestichezza,  garantisce visibilità immediata che, inizialmente, è importante per chi vuole fare crescere il blog, progetta eventi ed iniziative, invoglia a socializzare e condividere con altri blogger.

Poi, arriva il momento di decidere come proseguire. E’ vero che una piattaforma offre visibilità, ma è anche vero e giusto che ci siano delle regole da rispettare. A questo punto si sceglie se essere aquila o aquilone.

Se ciò che si vuole è avere tante visite, magari guadagnare qualcosa con la pubblicità e continuare a postare ricette perché è ciò che ci piace fare, far crescere i nostri ricettari online, è meglio restare nella piattaforma, come aquiloni che si fanno portare dal vento. Certo, non tutti avranno il vento a favore: per potere usufruire al meglio delle opportunità e guadagnare con la pubblicità bisogna scalare le classifiche, e non sempre si hanno i requisiti per farlo. Però si può continuare comunque a tenere il blog come hobby, come passatempo, come momento di condivisione e divertirsi senza troppi problemi.

Io i famosi requisiti non li ho. Non ho mai sfondato, non sono mai stata tra le migliori, non posto ricette che “spaccano” e sono poco partecipativa. E poi ad un certo punto ho deciso di utilizzare il blog anche per altri scopi. Volevo parlare di altri argomenti; volevo trasformare il blog in un sito, come punto di partenza per diverse attività. Inoltre iniziavo a ricevere proposte interessanti di collaborazione in conflitto con la piattaforma a cui ero legata. In particolare, contratti pubblicitari che non avrei potuto accettare, per cui ho deciso di trasformarmi in aquila e volare con le mie ali, per poter prendere qualunque direzione. Ho quindi aperto il mio blog indipendente.

Vantaggi e svantaggi.

  1. Visibilità: inizialmente il nuovo blog indipendente aveva poca visibilità ed era scarsamente indicizzato sui motori di ricerca; il 70% delle visite mi arrivava di rimando dal vecchio blog; a questo inconveniente ho rimediato in tre mesi con un costante lavoro di reindirizzamento, di condivisione su social network, di partecipazione ad eventi, di pubblicità che mi è stata fatta da aziende importanti con le quali collaboro e da testate giornalistiche. Ovviamente, ci vuole un grande impegno: gli eventi bisogna cercarseli, non c’è nessuno che te li crea ad hoc; le occasioni bisogna inventarle: aprire le ali e sbatterle un bel po’ perché non c’è il vento che ti solleva.
  2. Pubblicità: In compenso, ho potuto constatare che i banner pubblicitari che ho inserito rendono più di quanto rendessero sulla piattaforma. Non è un caso sporadico, poiché insieme ad altri blogger che hanno fatto la mia stessa scelta ho monitorato e confrontato le percentuali. D’altronde, mi pare ovvio: se sei indipendente non devi condividere con altri. E mi sembra comunque logico e normale che chi ti offre dei servizi venga ripagato in qualche modo. Tra l’altro, ho potuto inserire anche altre forme di guadagno, tipo l’affiliazione ad Amazon che offre percentuali su tutti gli acquisti che si fanno attraverso i link che io posto. E vi garantisco che non è poco (si parte dal 10%). A tal proposito, vi consiglio di leggere QUESTO ARTICOLO.
  3. I costi: un dominio privato si può avere anche gratuitamente, ma sempre con alcune limitazioni. Vi consiglio, quindi, di investire 50 euro l’anno ed acquistarne uno sugli appositi fornitori (tipo SiteGround, ma ce ne sono tanti altri).
  4. L’assistenza: i fornitori di domini offrono assistenza gratuita e continua: SiteGround ha un numero verde sempre attivo a cui rivolgersi. WordPress ha un forum anche in italiano, dove si trova risposta a tutte le domande. Chiaramente, non è il contatto diretto che si ha con i gruppi chiusi su Facebook; la risposta immediata in chat direttamente dall’admin; il supporto di consigli, suggerimenti ed iniziative di aiuto. Insomma, bisogna arrangiarsi, vincere la pigrizia ed imparare a cercare le risposte altrove (in rete si trova tutto).

Ho anche notato che avere un proprio dominio fa sembrare più “professionali”. In molti hanno l’impressione che chi si appoggia ad altri non sia capace di far da sé. E’ sbagliato, ma si sa che l’abito, spesso, fa il monaco.

In sostanza: se vuoi vivere tranquillo, divertirti senza grossi pensieri, affidati ad una piattaforma. Fai l’aquilone, fatti trascinare dal vento. E se vuoi emergere, spera di avere i requisiti per essere portato in alto, sempre compatibilmente con la lunghezza del filo. Se vuoi fare l’aquila, e avere quindi il tuo blog indipendente, metti in conto che dovrai faticare molto per riuscire a volare da solo, però poi il tuo cielo sarà senza limiti.

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