Expo2015 Worldrecipes e il manuale di nonna Papera

Expo2015
Expo2015: siamo agli sgoccioli.

Tra scandali, bustarelle, rallentamenti, ma anche iniziative validissime e lodevoli, sta per partire l’Expo2015, questa avventura mondiale, che avrà luogo in una Milano che al momento sembra un cantiere a cielo aperto, ma che sicuramente saprà offrire quanto di meglio siamo in grado di dare noi italiani. E, quando vogliamo, è davvero tantissimo.

“Nutrire il pianeta, energia per la vita” è il fil rouge di questa edizione “alimentare” dell’Expo. Sono previsti, com’è giusto, eventi importanti: riunioni, convegni, meeting, studi sul problema del cibo e su tutto ciò che vi ruota intorno. Dai danni causati dalla scorretta alimentazione, ai pericoli nascosti in additivi e concimi chimici; dagli effetti aberranti dell’inquinamento al problema secolare della fame nel mondo; dalle allergie alimentari agli studi di settore; dalle nuove tecnologie alla riscoperta delle tradizioni antiche. Insomma, per un foodblogger una sorta di Paradiso.

Posso rivelare un mio grande timore? Ho paura che alla gente comune, nel senso di persone non appartenenti al settore, o non particolarmente interessate allo stesso, di tutto questo bailamme rimanga soltanto il ricordo dei mercatini, dei concerti, delle offerte dei supermercati che oramai scrivono “Expo2015” anche sulla carta igienica, perché fa moda, la gente si sente coinvolta e la compra volentieri.

Ieri, su una bancarella di fruttivendolo, ho adocchiato un casco di banane invitante. Mi sono avvicinata ed ho letto il bollino. Non era la solita chica danzante, né altre marche più o meno conosciute. Era “bollata” Expo 2015. Ho chiesto al fruttivendolo, che mi conosce e sa di non potermi prendere in giro: “cosa vuol dire?” Lui mi ha risposto, testualmente: “tutta la frutta più o meno esotica la marchiamo così. La gente crede che sia particolarmente controllata, o affidabile, o più buona, non so. Però si vende meglio”.

Ecco i miei timori. Sulla scia dell’enorme battage pubblicitario sono nate, ovviamente, associazioni, locali, pubblicazioni, eventi, pagine facebook, profili twitter, Google e quant’altro, da “esxpo2015” a “ilveroexpo2015”. E, in tutto questo, anche il ricettario online.

Sia chiaro: il ricettario Expo2015 worldrecipes non è taroccato, non è una presa in giro, E’ una raccolta di ricetta reale, regolarmente targata Expo2015, formata da piattaforme web che raccolgono una serie di ricette con determinati requisiti (scritte decentemente, niente copiaincolla, foto accettabili, stop). Sono richieste 5 ricette accettate dal portale, per ottenere l’agognato bollino da mettere sul blog scrivendo “Le mie ricette sono all’Expo2015!”. Ah, che soddisfazione. Io ce l’ho, in tutti e due i blog. 5 ricette per blog, il minimo sindacale. Ho partecipato, così come partecipo a quasi tutti i ricettari online, in memoria dell’amatissimo e mai dimenticato manuale di nonna Papera. Perché no? In fondo, io metto su un blog le mie ricette, le mie preparazioni, i miei studi, per farli conoscere, esattamente come faceva a sua tempo nonna Papera, pur non avendo internet, quindi, ben vengano i ricettari online. “Ma alcuni sono delle fregature, non portano visite al blog”. Embé? Se voglio condividere, non lo faccio per il ritorno d’immagine. E poi, nemmeno Expo2015 worldrecipes porta ‘sto granché di visite: le ricette vengono pubblicate per intero: una volta letta la ricetta, perché mai dovrebbero venire sul blog? Si, arrivano quelle 15/20 visite da expo, grazie allo spidering che mostra degli anteprima random delle ricette del blog, così come arrivano da ricercadiricette, piuttosto che da ricettegolose o ricette2.0. Il discorso fondamentale, per me, rimane comunque: non limitiamoci a postare ricette più o meno valide per acquisire visibilità nei blog, che tanto uno su mille ce la fa. Anzi, su un milione. Non sfruttiamo il marchio Expo2015 per trarne utili personali. Usiamo Expo2015 per PARLARE DI CIBO, di cos’è, di ciò che sta dietro, prima, ed insieme ad un ingrediente, ad un piatto, ad una pietanza. Studiamo, impariamo e condividiamo. Cerchiamo strumenti, inventiamo risorse, troviamo modi nuovi per risolvere le problematiche legate al cibo. Facciamone una fonte di vita, e non di malattie, di gioia e non di dolore, di gusto e non di stretta sussistenza. Insegniamo a risparmiare, a scegliere, a riciclare, a capire. Da foodblogger, ossia da “comunicatori del cibo”.

Ecco, per me Expo2015 è questo. E scusate se è poco.

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