Antonio Vassallo, cuore cilentano

Vassallo
In questo articolo ho nominato Antonio Vassallo, promettendo di parlarvene in maniera più approfondita.

Perché ho voluto dedicare a lui uno specifico post, all’interno di questo resoconto di viaggio? Perché Antonio è un professionista controtendenza: lui non va, lui resta. Lui non cerca ricchezza altrove, ma crea la sua ricchezza qui dove c’è il suo mondo. E, soprattutto, il suo cuore cilentano.

L’ho conosciuto la prima sera del blogtour al quale ho partecipato grazie ad AIFB, durante la degustazione di vini presso la torre normanna della famiglia Schiavo.

Subito dopo, ci siamo avviati verso il suo ristorante, “Il Rosso e il Mare“, e durante il percorso ci ha parlato di Acciaroli, di come un’attenta gestione comunale l’abbia trasformata in un gioiello del Cilento, restaurando case e strade, creando zone verdi e mantenendo sempre lo stesso stile in tutte le costruzioni, così da farlo sembrare un paese fermato nel tempo e capisco perché Antonio ne parli con tanto amore.

Vassallo 1Il suo locale è molto ben allestito nei minimi particolari, il servizio è impeccabile, i piatti sono quelli tipici locali, ma presentati con classe, originalità e cura dei particolari.

Vassallo 2

A questo punto, rivolgo direttamente ad Antonio le domande che mi frullano in testa. Ecco cosa mi ha detto.

“- Iniziamo dalla domanda più banale, ma che più incuriosisce: il tuo ristorante si chiama “Il rosso e il mare”. Da cosa deriva questo nome? Sappiamo che esiste una storia/leggenda: vuoi raccontarcela?

 Ad Acciaroli esiste una legenda che per alcuni è verità e per altri no; io faccio parte di quelli che ci credono.

Erano gli anni 50 quando arrivò un turista non molto socievole con tutti se non con i pescatori del posto e in particolare con un certo Antonio, (detto ù vecchio per via dei suoi capelli bianchi che aveva già da giovane) che era uno dei pescatori più bravi. Quel turista era Ernest Hemingway e a confermarlo è stato anche zio Achille (un altro vecchio pescatore) che lo ha conosciuto e che insieme ad altri ha confermato che era il famoso scrittore che cercava di stare in disparte e non voleva farsi  riconoscere. Noi crediamo che lo straordinario romanzo “Il vecchio e il mare” sia stato scritto dopo la permanenza ad Acciaroli e che lui si sia ispirato al vecchio pescatore Antonio e non al pescatore cubano. Questo serviva solo a nascondere la sua permanenza con la sua amante.

Il nostro ristorante si chiama “Il rosso e il mare”, simile al nome del romanzo. Al posto del vecchio c’è “il rosso” che sarei io. “Il rosso” è il mio soprannome per via del colore dei miei capelli.

Vassallo 3

– Tu sei molto giovane: cosa ti ha spinto a restare nella tua terra invece di andare, come tanti, a cercare altre opportunità altrove? 

L’idea del ristorante fu proposta a me e mia sorella da mio padre  e il motivo che più ci ha spinto e incoraggiato a poter fare un lavoro così difficile, è stato proprio il legame per la nostra  terra e per il nostro paese che poi è lo stesso motivo per cui preferirei non lasciarlo.  

– Acciaroli ha circa 700 residenti, che nella stagione estiva diventano anche 20.000. Cosa si può fare, secondo te, per valorizzare questa località anche nel resto dell’anno? 

Acciaroli è un paese straordinario, ma ha bisogno anche di altro per poter far allungare il periodo lavorativo. Penso ad attrattori come per esempio l’organizzazione di eventi legati alla nostra alimentazione di cui oggi parla tutto il mondo, ma solo pochi sanno che la dieta mediterranea è nata nella frazione di Pioppi che è il paese in cui molti anni ha soggiornato Angel Keis e ha scoperto che grazie a questa alimentazione si favorisce la longevità. Altro potrebbe essere far funzionare gli aliscafi e l’aeroporto di Pontecagnano in modo da lavorare con turisti stranieri che non vanno in vacanza solo a luglio e agosto.  

– La tua cucina è fatta di piatti tradizionali e locali presentati in maniera elegante e raffinata. Quali sono i prodotti che secondo te meglio rappresentano questa zona? E quali non sono ancora abbastanza conosciuti? 

I prodotti che meglio rappresentano il mio territorio sono quelli preparati con metodi tradizionali tramandati nel tempo e che con passione si cerca di valorizzare perché eccezionali. Tra questi ci sono i presidi slow food. Solo nel comune di Pollica, che è un comune di 2500 abitanti, ce ne sono tre, che sono: le alici di menaica, le olive ammaccate e il cacioricotta di capra, che grazie al lavoro di slow food oggi sono abbastanza conosciuti e apprezzati. Non sono altrettanto conosciuti ma sono altrettanto eccellenti l’olio extravergine d’oliva, il tonno sott’olio, il fico bianco e molti altri che meritano di essere diffusi e pubblicizzati.

– Ci riveli una tua ricetta? 

Uno dei migliori piatti del ristorante è sempre stato lo spaghetto con le alici di menaica.

La ricetta è:

Ingredienti per quattro persone

400 g di spaghetti

150 g di alici di menaica a filetti

300 g di pomodorini del Vesuvio (piennolo)

130 g di olio extravergine d’oliva

1 spicchio d’ aglio

20 g di prezzemolo tritato

Un pizzico di origano

Una decina di capperi dissalati

Olive snocciolate

Procedimento

Mentre cuocete la pasta in abbondante acqua poco salata, imbiondite l’aglio nell’olio in una padella. Aggiungete i pomodorini tagliati a pezzi e lasciate cuocere per un paio di minuti.

Aggiungete un mestolo di acqua calda e incorporate le alici dissalate con un filo d’acqua insieme ai capperi e alle olive.

Fate cuocere per un paio di minuti e mantecate la pasta scolata bene al dente nella padella.

Una spruzzata di prezzemolo tagliato grossolanamente o un po’ di pane per rifinire il piatto prima di portarlo in tavola.  

– Consiglieresti ad altri giovani di seguire il tuo percorso? 

Mi sento di consigliare a tutti i giovani che amano il proprio paese di rimanerci e portare avanti i propri progetti. Ad Acciaroli non esiste ricchezza ma neanche povertà e si vive bene fin quando i giovani faranno la propria parte per poterlo rendere sempre più bello. ”

Queste le belle parole di Antonio. L’unica aggiunta che vorrei fare è a proposito delle citate alici di menaica. Nella mia beata ignoranza, credevo che “menaica” fosse la località di provenienza. Antonio Vassallo mi ha invece spiegato che la menaica è un tipo particolare di rete a magli calibrate in modo tale da trattenere le alici oltre una certa misura, lasciando sfuggire quelle troppo piccole, secondo un’antica tecnica che deriva dall’antica Grecia.

Andate nel Cilento, andate ad Acciaroli, andate da “Il rosso e il mare”. Troverete le alici di menaica, le olive ammaccate, ma, in particolare, il cuore cilentano.

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